Un periodo di 4 settimane di riabilitazione multidisciplinare ospedaliera risulta associato a miglioramenti della qualità della vita nei pazienti con sclerosi multipla e, secondo un recente studio, gli esercizi per la riabilitazione in questi pazienti possono essere impartiti efficacemente mediante la telecomunicazione, con un fisioterapista che supervisiona l’esercizio mediante collegamento video.
La prima conclusione si deve ad uno studio condotto su 249 pazienti da Finn Boesen degli ospedali danesi MS di Haslev, secondo cui gli effetti positivi si osservano immediatamente dopo le dimissioni e permangono a distanza di 5 mesi. Per quanto lo studio sia gravato dall’assenza di un gruppo di controllo e, quindi, i benefici osservati possano essere dovuti al cosiddetto effetto Hawthorne in cui il paziente ottiene attenzione e il beneficio si deve alle aspettative che essa ingenera, è stato comunque osservato un miglioramento della qualità della vita.
Alcuni reputano questo risultato di minore importanza rispetto ad un potenziale miglioramento della funzionalità motoria che, invece, non è stato osservato, ma secondo i ricercatori lo scopo della riabilitazione consiste nel mantenere l’indipendenza più a lungo possibile, e la qualità della vita rappresenta una porzione importante di questo processo, e viene considerata sempre più spesso un esito importante nella sclerosi multipla.
Lo studio sulla teleriabilitazione è stato condotto invece da Gabriel Pardo dell’ Oklahoma Medical Research Foundation Multiple Sclerosis Center of Excellence di Oklahoma City, ed ha dimostrato che questa strategia rappresenta un metodo conveniente e pratico di effettuare la terapia fisica nei pazienti con sclerosi multipla, con un’efficacia paragonabile a quello della terapia fisica tradizionale effettuata di persona secondo parametri obiettivi come andatura ed equilibrio, e riscontrando anche pareri favorevoli da parte dei pazienti.
Secondo i ricercatori, nella sclerosi multipla i pazienti traggono molto beneficio dalla relazione con il terapista, con cui sviluppano un legame, e non è noto se ciò accada anche con la telemedicina, ma la nuova generazione di pazienti è molto ben disposta alle forme di comunicazione elettronica, che fanno parte della propria cultura sin dall’infanzia, e pertanto la telemedicina ha un potenziale ancora maggiore nei pazienti giovani e nelle generazioni future. (Congress of the European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ECTRIMS) 2016. Abstracts 116 e 120, presentati il 15/9)



